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Lettera a mio fratello

Era di dicembre del 1980 e proprio io, tuo maestro, ti esaminavo per la cintura gialla, il tuo primo esame: avevi solo sette anni, eri un bambino come tutti gli altri, volenteroso, attento, intelligente e soprattutto sacrificavi molte ore della tua giornata alla pratica del karate tralasciando il gioco e qualche alto interesse che poteva avere un bambino della tua età. Il tuo attaccamento al karate con l’andare del tempo ti premiava sempre di più, infatti ogni esame che sostenevi era sempre un successo.

Ricordo che per oltre sette anni, puntualmente, ci recavamo assieme a Bellizzi in palestra ad allenarci, stavi sempre in prima fila attentissimo, durante le lezioni mi dicevi molto spesso che eri mio fratello, non volevi farmi fare brutta figura e volevi dimostrare a tutti che se superavi gli esami era dovuto solo al tuo impegno e alla tua bravura. Eri la mia gioia anche se io non te l’ ho fatto mai capire, ero orgoglioso di te. Ricordo l’apertura della palestra a Mariconda nel 1986, eri diventato un ottimo atleta e mi accorsi che eri ormai giovanotto, mi aiutavi molto nello svolgimento delle lezioni. Iniziavamo alle cinque del pomeriggio e finivamo alle dieci di sera, creammo un bel gruppo di ragazzi e ragazze, l’armonia e l’amore regnavano in palestra a tal punto che l’anno successivo ti chiesi se volevi occupartene tu della palestra di Mariconda.

Di quel gruppo che tu hai allenato c’è ne sono ancora molti che hanno continuato la pratica del karate e anche se oggi sono io ad allenarli sei sempre tu il loro maestro sei stato capace di lasciare in loro come in tanti altri il tuo sorriso, la tua amicizia, il tuo amore, la tua disponibilità verso il prossimo ma l’insegnamento più importante che hai saputo trasmettere è l’umiltà.

Ora sono io a superare i momenti di vuoto senza di te, sei riuscito a diventare il mio maestro, tutti i giorni devo superare gli esami del tuo ricordo incancellabile.

Sei riuscito a rimanere presente nei cuori e nella mente di tutti noi; spero solo che  ci riabbracceremo e ti prego guida dal cielo tutti i ragazzi, come facevi quando eri con noi.

Non voglio più disturbare i tuoi angioletti, perché sono sicuro che anche in cielo hai una palestra.

Ti voglio bene Ciro

 

 

Tuo fratello Antonio